La prima edificazione delle mura avvenne probabilmente già in seguito alla prima fondazione dell’Aquila ma non bastò ad evitare la distruzione della città da parte di Manfredi nel 1259. Dopo la ricostruzione angioina, nel 1270 si procedette alla realizzazione di una nuova cinta muraria ad opera di Lucchesino da Firenze, cui si deve anche la suddivisione dell’Aquila nei quattro rioni storici per meglio facilitarne l’opera di fondazione; la realizzazione si può ritenere conclusa già nel 1316, epoca in cui era Capitano di Città Leone di Cecco da Cascia, come testimoniato dalla lapide presente su Porta Barete, e rappresenta la consacrazione dell’impianto urbanistico angioino con il percorso principale est-ovest tagliato all’altezza dei Quattro Cantoni da un percorso secondario posto sulla direttrice nord-sud.
Le porte rivestiranno particolare importanza perché permetteranno alla nuova città di rapportarsi direttamente con il suo contado. Tra il XIII ed il XVI secolo vennero realizzati nuovi sbocchi in corrispondenza dei principali assi viari, pur limitando al massimo l’accessibilità dall’esterno e di conseguenza la difendibilità dell’Aquila[4]. In questo modo, nel quattrocento, la cinta muraria riuscirà a reggere alle numerose incursioni nemiche ed ai lunghi assedi, compreso quello celebre condotto da Fortebraccio tra il 1423 ed il 1424, durato oltre un anno e conclusosi con la vittoria aquilana.
Nel XVI secolo la dominazione spagnola cambiò gli equilibri del territorio separando definitivamente la città dal contado, con quest’ultimo che spartito in feudi venne dato in possesso a capitani dell’esercito imperiale, e contribuendo alla perdita d’importanza delle porte urbiche. Gli spagnoli porteranno a termine anche un’altra operazione che risulterà importante per il futuro della città: tra il 1534 ed il 1567 costringeranno la cittadinanza alla distruzione di un intero quartiere, e del relativo tratto di cinta muraria, in corrispondenza dei locali di Paganica e Tempera per la realizzazione del Forte spagnolo che causerà anche la chiusura di Porta Barisciano (poi sostituita con Porta Castello) e la sua successiva demolizione.
Le mura seguono la morfologia del territorio ed in particolare del colle su cui sorge la città. L’area recintata è di circa 157 ettari e manifesta una pianificazione architettonica e storica lungimirante, se si pensa che venne occupata completamente solo nel XX secolo.
Lo spessore e l’altezza delle mura, quest’ultima ridottasi drasticamente nel tempo soprattutto in seguito ai frequenti terremoti, non sono particolarmente rilevanti se confrontati con altri esempi; la principale difesa della città era costituita difatti dal suo aspetto morfologico e dalla compattezza del suo edificato intra moenia. Di particolare interesse è invece la forma, che alcuni storici tendono a paragonare a quella della città di Gerusalemme, come per la verità già ipotizzato dallo storico Crispomonti nel XVII secolo, e di conseguenza alla costellazione dell’Aquila con le chiese che riprodurrebbero in terra la posizione delle stelle.
A livello topografico, il centro esatto dell’Aquila dentro la cinta muraria è costituito dal Palazzetto dei Nobili in piazza Santa Margherita, cuore del potere polico cittadino. Questa particolarità è testimoniata da un bassorilievo posto su una facciata laterale dell’edificio stesso.
Le porta urbiche sono quindi l’elemento caratterizzante delle mura aquilane. Le quattro principali sono state realizzate contemporaneamente all’edificazione delle mura ed a queste sono seguite altre aperture della cinta muraria in corrispondenza delle principali direttrici con il contado. La celebre Pianta dell’Aquila disegnata nel 1575 dal Fonticulano ne conterrà 12 principali cui vanno aggiunte Porta Barisciano, già chiusa al momento della realizzazione della pianta, e Porta Pilese, non citata in altri documenti. Le realizzazioni continueranno nei secoli successivi tanto che in totale si può documentare l’esistenza di 18 porte, delle quali sei aperte e funzionanti ancora oggi.

Le porte originali dell’impianto urbanistico angioino (1270-1316) sono quelle disposte all’estremità della direttrice est-ovest e dagli altri assi di uscita verso nord (corso Vittorio Emanuele II) e sud (via Roio e via del Borgo) che suddividono irregolarmente la città; ciascuna porta era riferita ad un particolare quartiere, denominati “Quarti”, e lo metteva in comunicazione con i castelli a lui collegiati.

PORTA BAZZANO
Posta al limite orientale della città, all’estremità di via Fortebraccio, porta di confine tra il Quarto di San Giorgio, detto di Santa Giusta, e quello di Santa Maria di Paganica. Disponeva di una doppia fortificazione con piazza centrale, di cui oggi rimane qualche traccia. Nei pressi era situato l’ospedale di San Matteo de’ Bastardi. La porta venne profondamente modificata in seguito al terremoto del 1703 in cui subì gravi danni, passando dal profilo turritomedievale all’attuale aspetto neobarocco, caratterizzato da un fronte esterno raffigurante lo stemma dell’Aquila ed i quattro protettori della città.

PORTA LEONI
Porta di riferimento della zona di San Bernardino, è posta all’estremità orientale di via San Bernardino che, con via Roma, costituisce uno degli assi longitudinali dell’impianto urbanistico rinascimentale; il suo opposto, all’estremità occidentale, è la Porta Barete. È attualmente conosciuta come Porta Leoni ma il nome originale è probabile che fosse «Leone» in onore dell’omonimo Capitano di Città Leone di Cecco (o di Cicco), uno degli artefici della realizzazione della cinta muraria nel XIII secolo.
È costituita da un torrione, alto circa 12 metri, in cui si apre un portale a doppio arco. La porta venne murata nel 1461 quando vi si raccolsero le macerie del terremoto ma venne riaperta già nel 1469 durante la costruzione della basilica di San Bernardino per consentire il passaggio verso la chiesa votiva della Madonna del Soccorso; nuovamente chiusa in seguito all’apertura della Porta Castello è stata riaperta solo nel XIX secolo ed è attualmente agibile.

PORTA BRANCONIO
Anche detta Porta di Collebrincioni, è la porta di riferimento della zona di San Silvestro ed è posta all’estremità settentrionale di via Coppito, parte dell’asse trasversale dell’impianto urbanistico rinascimentale; il suo opposto, all’estremità meridionale, è la Porta Roiana. È costituita da una semplice arcata in conci di pietra. La porta, murata forse già dal 1378, è stata successivamente riaperta come belvedere verso la catena del Gran Sasso (anche se non è accessibile dall’esterno) e si presenta in un buono stato di conservazione. Il suo nome deriva dalla famiglia che si installò nel locale nel XV secolo.

PORTA CASTELLO
Porta di riferimento della zona del Castello, è posta all’estremità orientale di via Castello che, con via Garibaldi e viale Don Bosco, costituisce uno degli assi longitudinali dell’impianto urbanistico rinascimentale; il suo opposto, all’estremità occidentale, è la Porta San Lorenzo. La porta venne costruita in seguito alla realizzazione del Forte spagnolo, da cui prende il nome, e della conseguente chiusura della precedente Porta Barisciano, successivamente distrutta. È realizzata in laterizio con il portale, rivestito in pietra bianca, sormontato dagli stemmi della Casa d’Austria e di Carlo V.